giovedì 19 febbraio 2009

Meno male, penso di avere un cancro!



Vi sottopongo un estratto dal libro "Mai più un altro tiro", di Joel Spitzer (foto). Non è macabro come il titolo fa pensare, però è un po'... forte.

"Ieri notte sentivo una sensazione di bruciore nei miei polmoni e ho pensato di avere un tumore. Non ero né spaventata, né sorpresa, né sconvolta. Anzi, ne ero piuttosto contenta. Non potevo ricordare di avere mai desiderato tanto di essere diagnosticata di una malattia terminale." Questa insolita affermazione mi fu fatta da una partecipante a una clinic al quarto giorno senza fumare. Anche se poteva sembrare il vaneggiamento di una persona molto depressa o mentalmente malata, in realtà non si trattava di niente di tutto ciò. Al contrario, sorrideva e rideva mentre lo diceva.

Cosa ci trovava di divertente? Appena fatto questo pensiero, aveva capito che si trattava degli stessi dolori di cui aveva sentito parlare da parte di altre tre partecipanti alla clinic quel giorno. Era il suo corpo che stava guarendo dal fumo. Aveva anche compreso che non stava auspicando per sé una malattia debilitante o una rapida dipartita: voleva semplicemente una sigaretta.
Quando cominciò a sentire il dolore, aveva razionalizzato che – se avesse avuto un cancro ai polmoni – poteva tranquillamente fumare e quindi aveva desiderato di avere un cancro. A quel punto si rese conto di quanto macabro fosse diventato il suo modo di pensare e che aveva cominciato a farlo non perché stava smettendo di fumare, ma perché era una dipendente. Una volta realizzata l’assurdità della situazione, aveva riso del proprio stimolo ed era andata a dormire.


Chi vuole leggere altri brani del libro di Joel Spitzer, può consultare il sito Why Quit, se mastica l'inglese, oppure attendere le traduzioni in italiano che vengono via via pubblicate dal sito del news group "Smettere di fumare". Trovate i links in questa pagina fra i siti consigliati.

Nessun commento:

Posta un commento

Sono ancora qui, felicemente non fumatore ormai da 8 anni, 4 mesi e 17 giorni.

Qualcuno mi ha scritto chiedendomi che fine avessi fatto e la cosa mi è garbata parecchio, lo confesso. Sono ancora qui, felicemente non f...