giovedì 19 febbraio 2009

Non smetto perché non ci riesco

Una delle cose che più mi ha interessato/incuriosito in questa mia - sin qui - breve esperienza da ex fumatore è senz'altro rappresentata dall'atteggiamento dei fumatori in genere, nei quali non faccio fatica a ricomprendere anche i miei, sino a poche settimane fa.

Tutti - ripeto tutti - sappiamo che il fumo fa male. Poche storie. Veniamo bersagliati di questa notizia (sai che novità) ogni giorno.  Sino ad arrivare al comportamento di una delle partecipanti alle clinics di Joel Spitzer (in questo mio blog lo citerò spesso), che raccontava: “Da qualunque parte mi voltassi, ero messa in guardia riguardo alle sigarette. Giornali e riviste continuavano a ripetere che le sigarette erano mortali. Persino i posters pubblicitari delle sigarette contenevano l’avvertimento del Ministero della Salute. Ogni volta che prendevo il mio pacchetto, una etichetta di avvertimento mi colpiva. Era solo una questione di tempo, prima di arrivare a prendere l’unica decisione logica: smisi di leggere!”.


La maggior parte di noi fumatori smette di leggere appunto, oppure si trincera dietro a un incomprensibile (per me) paradosso: "non smetto perché non ci riesco". In realtà i numeri dovrebbero dire esattamente il contrario: milioni e milioni di persone in tutto il mondo hanno smesso di fumare, quindi è possibile. Forse può non essere semplicissimo, forse non è indolore, ma è possibile. Chiunque può smettere, basta che lo voglia.

Il discorso sulla forza di volontà è molto lungo. Nemmeno io credo che basti da sola, occorre passare dal convincimento. Uno schema mentale molto semplice che uso io è questo: "Non fum(av)o perché mi piace(va) fumare, quanto perché non mi piace(va) non fumare". La consapevolezza della mia dipendenza mi aiutava molto a capire le ragioni sul perché avevo una crisi...


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