lunedì 26 ottobre 2009

Chi inizia a fumare oggi?


Un argomento che mi sta appassionando recentemente (fra i tanti) è quello legato alle prime esperienze del fumo. Ricordo che io iniziai semplicemente perché lo faceva un amico più anziano di qualche anno e che ho tenuto nascosto il fatto ai miei genitori perché si trattava di un comportamento "adulto". Verso i 16 anni ho iniziato a "fumare in casa" come si diceva allora, ma fra i miei amici v'era chi aveva smesso di farlo di nascosto addirittura a 13.

Parlo di persone e famiglie assolutamente nella media quanto a cultura, ceto, ecc. Si trattava di un comportamento non esemplare, certo; ma tollerato nel sentimento comune. Vigeva perlopiù la regola: "Meglio che io sappia cosa fuma, piuttosto che venire a sapere che compra delle schifezze" (e si parla solo di prodotti del Monopolio, sia ben chiaro!).

I genitori "tolleranti" riguardo al fumo cercavano di dare una mano ai figli, facendoli sentire meno "devianti" per questo loro comportamento. Ma la loro valutazione era prettamente di tipo sociologico, certo non medico. Mancava l'informazione precisa e puntuale che invece adesso abbiamo a portata di mano riguardo ai danni del fumo.

La domanda sorge quindi spontanea: perché iniziare ai giorni nostri a fumare, quando ben si sa a quali rischi si va incontro? Perché lasciare fumare (parlo dei genitori)? Perché continuare a fumare (genitori ed educatori in genere)?

Ho già pubblicato alcuni post riguardo ai modelli di comportamento giovanili, che dovrebbero funzionare anche in positivo! Eppure, incredibile a dirsi, negli ultimi anni è aumentato il numero dei giovanissimi che inizia a fumare. Anche le classi sociali che hanno pieno e libero accesso alle fonti di informazione e in possesso di una scolarizzazione adeguata (la stragrande maggioranza ormai) hanno i figli che iniziano a fumare. Quali modelli di comportamento proponiamo a questi baby-fumatori? Possiamo dare ancora la colpa alle società del tabacco? È così difficile proporre e rispettare modelli di comportamento sani?


venerdì 9 ottobre 2009

Come posso aiutare amici e parenti a smettere di fumare?


di Joel Spitzer


Si tratta di una domanda che spesso mi viene rivolta da chi ha frequentato con successo una delle nostre clinic e vuole aiutare le persone a lui più vicine a uscire dalla loro dipendenza dalle sigarette. Sfortunatamente non esiste una soluzione semplice. I fumatori continuano a fumare fino a che non sono pronti a smettere. Tormentarli, minacciarli, insultarli, distruggere o nascondere le loro sigarette: tutto questo servirà solo a renderli pieni di risentimento e – in genere – ad aumentare i loro consumi per dispetto. Non è così che si possono aiutare.

Un metodo che suggerisco è la comprensione. I fumatori non fumano perché sono stupidi o perché sono gretti e meschini e vogliono fare del male a familiari e amici. Fumano perché sono degli esseri umani e – in quanto tali – fanno degli errori. L’errore del quale tutti loro sono colpevoli è la familiarità con una droga pericolosa e che dà una grande dipendenza: la nicotina. Molti di loro hanno iniziato a fumare molto prima che se ne conoscessero i pericoli. Quando ne sono venuti a conoscenza, possono anche avere tentato di smettere, ma per qualcuno di loro non si è trattato di una cosa facile. Erano agganciati a una droga e avevano bisogno di un grande impegno e un sistema di sostegno per superare le difficoltà iniziali collegate allo smettere di fumare.
Il migliore sostegno che possa essere fornito dalle persone più vicine consiste nell’offrire amore, pazienza e comprensione e nel cercare di rendere la vita del fumatore la più semplice possibile durante i primi giorni. Il fumatore che abbandona le sigarette può avere delle gravi esplosioni emotive, nonché essere irritabile, depresso e persino irrazionale. Si tratta degli effetti della astinenza da nicotina. Molti familiari e amici lo incoraggeranno a riprendere di fumare piuttosto che agire in questa maniera. Ma se stessero disintossicandosi dall’alcol, quelle stesse persone non offrirebbero loro dei drinks. Se stessero reagendo alla chemioterapia, nessuno chiederebbe di sospenderla e di sacrificare le loro vite pur di assicurare qualche momento di quiete alla famiglia.
Sfortunatamente, molti amici e familiari non prendono troppo sul serio il fatto di smettere di fumare. Non stiamo parlando di qualcosa che può dare fastidio come mangiarsi le unghie, ma di una tossicodipendenza potente e mortale. Chi smette di fumare combatte un reale bisogno psicologico e una dipendenza psicologica fortemente radicata. Offrite più incoraggiamenti che potete. Siate tolleranti per le loro temporanee tempeste emozionali. Presto torneranno normali e avrete la soddisfazione personale di averli aiutati in una delle più grandi sfide della loro vita: rinunciare alle sigarette.
Mentre i non fumatori possono offrire amore, pazienza e comprensione, voi – come ex fumatori – avete la capacità unica di essere una fonte di grande supporto e affidabilità per i tentativi di chi vuole smettere di fumare. Voi sapete come era fumare. Voi sapete come è meglio affrontare la vita come ex fumatore. Condividete questa vostra esperienza. Siate onesti: se qualche volta pensate ancora alle sigarette, ditelo. Ma chiarite di che pensieri si tratta. Se siete un tipico ex fumatore, i pensieri vengono assai di rado, durano pochi secondi e sono un desiderio che passa più che una vera e propria sofferenza come quella che si sperimenta durante i primi giorni che si è smesso.
Le persone che smettono di fumare devono conoscere questo naturale processo di evoluzione a ex fumatore. Quando affrontano delle voglie durante le prime due settimane, non sono più dovute a un’astinenza fisica, quanto a una voglia psicologica. Stanno vivendo una nuova situazione, restando per la prima volta senza sigarette. Ma la voglia infine passerà e loro avranno imparato come affrontare simili esperienze in futuro come ex fumatore, senza grandi problemi. Condividete con loro le informazioni che avete appreso qui. Date loro lo stesso supporto che altri ex fumatori hanno dato a voi. Più importante: una volta che hanno smesso, offrite loro periodicamente del sostegno, per far loro capire che vi stanno a cuore e per rinforzare loro un concetto a garanzia del fatto che continueranno a stare senza fumare: MAI PIÙ NEMMENO UN TIRO!

Un bell'articolo di Joel Spitzer (nella foto) tratto dal suo libro (gratuito): "Never Take Another Puff!", che potete scaricare in formato .pdf dal sito "Why Quit". La traduzione in italiano è in corso di realizzazione e la trovate pubblicata sul sito del newsgroup "Smettere di fumare": il link è nell'elenco qui a fianco.

mercoledì 7 ottobre 2009

Ma allora le ricerche servono a qualcosa!


La nicotina ingannerebbe il cervello creando associazioni forti tra i dettagli dell'ambiente in cui viene assunta e il gesto di accendere una sigaretta. Così basta andare al bar e prendere un caffè per rievocare una recente 'pausa-sigarettà e sentire di nuovo il desiderio di fumare.

È quanto emerge da uno studio dei ricercatori del Baylor College of Medicine, pubblicato su 'Neuron'. Così scatta la trappola: basta rivivere lo stimolo piacevole collegato a una sigaretta accesa, per sperimentare il desiderio di fumare. Per comprendere come nascono queste associazioni e perchè sono così tenaci, i ricercatori hanno condotto alcuni test sui topi, registrando l'attività cerebrale degli animaletti esposti alla nicotina, la componente delle sigarette che crea dipendenza.

Al centro del meccanismo c'è il rilascio della dopamina nei centri della ricompensa, che grazie alla nicotina avviene anche in occasione di un comportamento dannosocome quello di accendersi una sigaretta, spiegano gli studiosi. Anche per questo i ricercatori sono convinti che la comprensione di questo 'trucco’ possa avere implicazioni non solo per i fumatori, ma anche nel trattamento dei problemi di memoria e delle patologie che implicano disordini collegati al rilascio della dopamina.

Ricercatori geniali: chi l'avrebbe mai detto, cari amici?

domenica 4 ottobre 2009

Radio Days


Oggi ho rivisto per l'ennesima volta un film a me caro: "Radio Days" di Woody Allen. Oltre al solito piacere per battute e scene ineguagliabili, la mia attenzione è stata calamitata da un comportamento che sino a poco tempo fa mi sarebbe sembrato normale: tutti fumavano e molto. Il film (per i due o tre che non lo sapessero) è ambientato nella New York dei primi anni '40. In casa, al ristorante, nei night club, al cinema... tutti fumano a più non posso.

Sono rimasto sinceramente stupito come - al giorno d'oggi - si possa considerare questo film (anche come) una sorta di documentario sugli usi sociali dei tempi andati. Bisogna ammettere che negli ultimi anni ne sono stati fatti di passi avanti al riguardo!

A proposito dell'evoluzione dell'argomento fumo nel tempo, ho trovato una fonte molto ricca di immagini pubblicitarie sul tema: si tratta della libreria della scuola di medicina di Stanford. Io ne sono rimasto impressionato.

Sono ancora qui, felicemente non fumatore ormai da 8 anni, 4 mesi e 17 giorni.

Qualcuno mi ha scritto chiedendomi che fine avessi fatto e la cosa mi è garbata parecchio, lo confesso. Sono ancora qui, felicemente non f...