martedì 26 gennaio 2010

Due milioni di fumatori in più in Italia?

Una notizia che mi sembra allarmante, pubblicata praticamente ovunque oggi.


"Due milioni di fumatori in piu' nel 2009 in Italia rispetto al 2008. Lo dice Armando Santoro, capo Dipartimento Oncologia dell'Humanitas, che annuncia una nuova campagna antifumo fra i giovani con il Centro Sportivo Italiano (CSI). 
Per l'oncologo la ripresa del trend del tabagismo, dopo lo stop dovuto alla legge Sirchia, e' continuata per tutto l'anno scorso. 'Alla fine del 2009 i fumatori - dice Santoro - sono 13 milioni (25,4% popolazione), di cui 7,1 milioni di uomini e 5,9 di donne'.
(...) è in aumento il fumo tra i giovani:"Oggi - precisa - il 57% di italiani con età compresa fra 15 e 24 anni è infatti fumatore".
Secondo Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio fumo, alcol e droga (Ossfad) che ha presentato i dati, l’inversione di tendenza che vede i fumatori in aumento rispetto agli ultimi anni, è da ricondurre in gran parte alla diminuzione degli ex fumatori che sono passati dal 18,4 del 2008 al 14,6 di oggi. “Ciò significa – spiega Zuccaro – che moltissimi di coloro che avevano smesso alla fine non ce l’hanno fatta e hanno ripreso a fumare”


Come al solito, la mia attenzione selettiva è stata attratta dal riferimento agli ex fumatori...
Non ci posso credere: uno su quattro fra coloro che avevano smesso di fumare ha ripreso? Mi sembra veramente molto. Anche perché a questa percentuale andrebbe aggiunto anche chi è diventato ex fumatore nell'anno (quorum ego), quindi il numero salirebbe ancora (diciamo a uno su tre?).  
Metodologicamente, forse, non si è ben compreso cosa significa "ex fumatore": basta smettere per un giorno, per una settimana, per un mese per essere considerato tale? Sembrerebbe infatti che - ai fini dell'indagine Doxa - sia  considerato "ex fumatore" chiunque abbia provato a smettere e abbia avuto una ricaduta. Da qualunque parte lo si guardi, il valore assoluto è comunque molto alto...


Un'osservazione mi preme fare, però: si tratta di una notizia degna di pubblicazione? Non si finisce per scoraggiare chi sta provando seriamente, soffrendo, a smettere? 
Perché non insistere piuttosto sul fatto che i giovani iniziano a fumare, nonostante tutta la campagna di informazione, che dura da decenni? 
Perché non utilizzare il rafforzamento positivo ("si può smettere, ci si riesce") anche fra chi può avere delle ricadute? 
Il fatto di citare queste statistiche giova insomma alla causa anti-tabagismo? Ne siamo proprio sicuri?


Sappiamo che smettere di fumare è una battaglia soprattutto privata e che dobbiamo smettere innanzitutto per noi stessi, al di là di tutte le statistiche del mondo. Ma sappiamo anche che per rimanere senza fumo c'è una sola ricetta magica: "MAI PIÙ NEMMENO UN TIRO!". 


Qui trovate l'indagine Doxa (secondo me ben fatta) al completo.



Mi permetto di riassumerne qui i punti principali:

  • Smettere di fumare senza aiuto è più difficile e meno sicuro come effetto finale, rispetto a smettere sostenuti da un professionista (si fa riferimento ai centri antifumo, citando l'esperienza britannica). I fumatori senza supporto rischiano di più una ricaduta.
  • Anche i medici di base dovrebbero fare di più
  • Occorre aumentare i posti dove il fumo è vietato
  • Occorre aumentare la tassazione diretta delle sigarette e la rimborsabilità dei farmaci antifumo
  • Occorre rafforzare la pubblicità negativa, sia con immagini shock sui pacchetti che con delle vere e proprie campagne

sabato 16 gennaio 2010

Quattro semplici mosse per non fumare

Come forse vi è noto, il "Programma dei Dodici Passi" è una metodologia sviluppata dagli Alcolisti Anonimi per curare l'alcolismo e nel tempo è stata adattata per trattare anche altre forme di dipendenza. 
Vorrei proporvi (e consigliarvi) un metodo un po' più semplice, derivato dagli insegnamenti del sito "Why Quit", di Joel Spitzer e John Polito, composto da soli quattro passi. Con me ha funzionato. Provate anche voi, se vi va: sono veramente semplici:


1. Capire perché si fuma.


Vi sono veramente molte false credenze a proposito del fumo: la principale è che i fumatori credono di fumare perché vogliono farlo, in realtà devono farlo: è il loro corpo che reclama la nicotina. Sono quindi dei tossicodipendenti e capire questo fatto è il primo passo verso la guarigione. 
Si crede che  fumare mantenga calmi, in realtà il fumo fa aumentare i livelli di stress, o più precisamente le reazioni allo stress. 
Si pensa che fumare renda più energici, in realtà il fumo toglie resistenza ed energia.
Si è convinti che fumare consenta di divertirsi e di condurre stili di vita più attivi socialmente, in realtà il fumo provoca in pratica solo comportamenti antisociali (chiedere ai non fumatori per conferma).


2. Sapere che bisognerebbe smettere di fumare 


Dovrebbe trattarsi di una cosa semplice: tutti i fumatori sanno già ormai che il fumo fa male. Il problema è che non sanno quanto lo sia. 
In rete potete trovare tutte le informazioni di cui avete bisogno per cominciare ad avere veramente paura (come è capitato anche a me, lo ammetto senza difficoltà). Riconoscere che smettere di fumare è di fatto una lotta per la sopravvivenza è spesso di fondamentale importanza per il successo a lungo termine. Si tratta di un’informazione fondamentale per affrontare quei pensieri occasionali alle sigarette, pensieri scatenati da varie circostanze e situazioni e che un ex fumatore affronta per tutta la vita.


3.  Sapere come smettere


Questo è il vero shock per la maggior parte di noi, specialmente se abbiamo fatto qualche ricerca o lettura in merito alla questione. 
Il metodo migliore e più semplice per smettere di fumare è semplicemente “smettere di farlo”; anche se suona del tutto semplicistico e ridicolo. Provate a pensare a tutte le persone che conoscete e che hanno smesso di fumare da almeno un anno e a come queste persone hanno smesso. Ebbene non trovate che la stragrande maggioranza di loro – e in molti casi tutti loro - ha smesso di colpo e senza aiuti farmacologici? Sì è veramente così semplice: non esistono ricette magiche o segrete. Basta buttare via le sigarette. 



 4. Come stare senza fumare
Si tratta di un’altra rivelazione degna di nota.  In quasi tutti i programmi per smettere di fumare si trova questa frase: “non lasciare che uno scivolone (un errore) ti riporti a fumare”. Che ha altrettanto senso quanto dire a un alcolista che sta smettendo “non lasciare che un bicchiere ti riporti a bere” o a un eroinomane “ non lasciare che una piccola iniezione ti faccia ricominciare”. Il messaggio deve essere più forte; piuttosto che “non lasciare che uno scivolone ti faccia ricominciare” dovrebbe essere “NON SCIVOLARE!”.
Siamo tutti dei tossicodipendenti che hanno rinunciato alla propria droga. Riprovarla anche solo una volta ci farebbe ricadere nella dipendenza, come e più di prima. L'unico segreto per stare senza fumare è quindi semplicemente "non fumare più", nemmeno una sigaretta, nemmeno un tiro, nemmeno ogni tanto. Mai più. È assai più facile a farsi che a dirsi, credetemi!

Il mio (nostro/vostro) blog è dedicato al commento di queste stesse fasi perché tutti noi siamo nella medesima situazione all'inizio della nostra battaglia. Siamo cioè dei tossicodipendenti che fanno derivare un sacco di cose belle (tranquillità, concentrazione, soddisfazione, vita sociale e quant'altro) da dei mortiferi cilindretti di carta ripieni di tabacco pressato. 
Non è così. La vita è uguale, anzi migliora, senza le sigarette. Chiedete a un qualunque ex fumatore non se rimpianga le sue sigarette (potreste non credere alla sua risposta) ma se ha notato che riusciva a fare meglio qualcosa da fumatore rispetto ad ora... La risposta la sapete già, vero?

Capire la perdita emotiva che si affronta quando si smette di fumare

Un altro bell'articolo di Joel Spitzer tratto dal suo bestseller "Why Quit?", disponibile gratuitamente per il download nel suo sito (link nell'elenco qui a fianco)



Nel suo libro “La morte e il morire” del 1969, Elizabeth Kubler-Ross identificava le cinque distinte fasi[1] che attraversa una persona morente. Si tratta di: “negazione”, “rabbia”, “negoziazione”, “depressione” e infine “accettazione”. Sono esattamente le stesse fasi attraversate da coloro che soffrono per la perdita di una persona cara.

            La negazione (rifiuto) può essere vista come uno stato di incredulità: “Questo non sta succedendo veramente a me” oppure “Il medico non sa di cosa sta parlando”. Gli stessi sentimenti sono spesso provati dai familiari e dagli amici.


           Una volta che cessa la negazione e si sviluppa la consapevolezza della morte imminente, si sviluppa la rabbia. “Perché a me?” oppure “Perché a loro?”, nel caso di persone care. La rabbia può essere provata nei confronti di medici, Dio, famiglia e amici. Purtroppo, non cambia il destino di una persona. Stanno ancora morendo, quindi arriva la fase della negoziazione.


            Nella negoziazione, la persona può diventare religiosa e cercare di pentirsi per tutti i peccati che potrebbero avere causato la sua fine precoce. “Se mi fai vivere, sarò una persona migliore. Aiuterò l’umanità. Ti prego fammi vivere e te ne renderò merito”. Anche questa fase termina.


            Ora il paziente, comprendendo che non v’è forma di aiuto possibile per impedire che il suo destino si compia, entra in depressione. Comincia ad isolarsi, trascura le proprie responsabilità e inizia un periodo di autocommiserazione. Si preoccupa per il fatto che la propria vita stia finendo. I sintomi della depressione appaiono evidenti a chiunque abbia contatto con il paziente in questa fase. Quando alla fine supera la depressione, entra nell’ultima fase: l’accettazione.


            Il paziente raggiunge quello che potrebbe essere visto come un periodo emotivamente neutro. Sembra privo di sentimenti. Anziché vedere la morte come un’esperienza terrificante od orribile, accetta a questo punto pacificamente il proprio destino.
           
Come abbiamo già sottolineato, queste fasi non si osservano soltanto nella persona che sta morendo, ma anche nei familiari che stanno subendo o hanno subito la perdita di una persona cara. Tuttavia, osservando attentamente, possiamo  riscontrare le stesse fasi in tutte le persone che perdono qualcosa, non necessariamente una persona alla quale si vuole bene. Può trattarsi della perdita di un animale, di un lavoro, persino di un oggetto. Sì, anche quando una persona perde le chiavi può attraversare le cinque fasi che abbiamo appena illustrato.


            Innanzitutto, nega di avere perso le chiavi: “So che sono qui intorno da qualche parte”. Guarda pazientemente nelle proprie tasche e nei vestiti, sapendo di poterle trovare in ogni momento. Ma presto comincia a capire di avere guardato in ogni posto logico.
            Dopo si comincia a vedere la rabbia. Sbatte i cassetti, lancia i cuscini del divano, impreca contro quelle maledette chiavi che sono scomparse.
            Si passa poi alla fase della negoziazione. “Se ritrovo quelle chiavi, non le terrò mai più fuori posto. Le conserverò in un posto sicuro.” . È come se stesse chiedendo alle chiavi di venire fuori, rassicurandole del fatto che non le tratterà mai più male. Presto capisce che le chiavi sono sparite.
            Si deprime. Come potrà sopravvivere senza le sue chiavi? Infine accetta il fatto che le chiavi non ci sono più. Va fuori e va a farne una nuova copia. La vita va avanti. Una settimana dopo le chiavi smarrite si ritrovano .

            Cosa c’entra tutto questo con il fatto che le persone non vogliono smettere di fumare? Anche le persone che cercano di smettere di fumare affrontano queste cinque fasi e devono superare ognuna di esse prima di passare alla successiva. Qualcuno può incontrare delle difficoltà con una in particolare e ricadere nella dipendenza dal fumo. Cerchiamo di analizzare queste fasi specifiche, così come vengono affrontate da un fumatore che sta smettendo.
            La prima domanda[2] che abbiamo fatto al gruppo durante la clinic è stata: “Quanti di voi credono al fatto che non fumeranno mai più?”. Vi ricordate l’effetto raggelante di quella domanda? È stato già positivo che una o due mani si siano alzate. Questo perché la maggior parte del gruppo era in uno stato di negazione – loro non smetteranno di fumare. Altre comuni manifestazioni di rifiuto sono: “Io non voglio smettere di fumare”,  “ Sono in perfetta salute, perché dovrei smettere?” o “Io sono differente. Posso controllarmi e fumarne solo una o due al giorno”. Queste persone, con il loro rifiuto, frappongono degli ostacoli al tentativo stesso di smettere e hanno pertanto probabilità molto basse di successo.
            Chi supera la fase di negazione passa alla rabbia. Sentiamo così tante storie di quanto sia difficile stare con chi sta smettendo di fumare. I tuoi amici ti evitano, i tuoi capi ti mandano a casa, talvolta per sempre, e in genere neanche tu ti diverti. Ma molti fumatori superano bene anche questa fase.
            La fase della negoziazione è probabilmente la più pericolosa: “Dai, mi fumo questa e nessuno lo verrà mai a sapere.” “Oggi è proprio dura, ne fumo solo una, tanto per aiutarmi con questo problema. Poi basta.” “Magari fumo solo per oggi. Domani smetto ancora.” Potrebbero passare mesi prima che queste persone soltanto provino di nuovo a smettere. 
            Una volta che si supera la fase della negoziazione, generalmente segue la depressione. Per la prima volta si inizia a pensare che avete veramente smesso di fumare, ma invece di essere al settimo cielo, vi sentite come se aveste abbandonato il vostro migliore amico.  Ricordate i bei tempi con le sigarette e trascurate invece di ricordare insieme anche gli effetti terribili di questa dipendenza sporca e pericolosa. Più che in ogni altro momento “prendere un giorno per volta” rappresenta la salvezza, perché domani potrebbe portare con sé la fase dell’accettazione.
            Una volta che raggiungete lo stadio dell’accettazione, avete una reale prospettiva di quello che il fumo vi stava facendo e di quello che può fare per voi il non fumare. Entro due settimane la dipendenza è spezzata, tutti gli stadi sono, si spera, superati e la vita, in definitiva, va avanti. La vita diventa molto più facile, felice e gestibile come ex fumatore. La vostra autostima aumenta di molto. Il vostro stato fisico è molto migliore di quello che sarebbe se aveste continuato a fumare. È un meraviglioso stato di libertà. Chiunque può rompere la dipendenza e superare tutte le fasi. Una volta che l’avrete fatto, per conservare questa libertà dovrete solo ricordare di non fare MAI PIÙ NEMMENO UN TIRO!



[2] Come già detto, gli articoli di questo libro sono derivati dagli interventi di Joel Spitzer durante le sessioni delle proprie clinic anti-fumo. In questo caso, Joel ricorda ai partecipanti al corso una domanda formulata nella prima riunione del gruppo di lavoro (N.diT.)

venerdì 8 gennaio 2010

La mia amica sigaretta




Uno dei migliori articoli - a mio giudizio - di Joel Spitzer, tratto dal suo libro "Why Quit?"




Come ti sentiresti ad avere un amico che deve venire per forza con te dappertutto? E che non soltanto ti tallona tutto il tempo ma, siccome è offensivo e volgare, anche tu diventi malvisto quando sei con lui. Ha un odore particolare che ti si appiccica addosso ovunque vai. Gli altri pensano che puzziate entrambi.


Ti controlla totalmente. Quando ti chiede di saltare, salti. Capita a volte che nel bel mezzo di una tormenta di neve o di una tempesta voglia che tu vada a prenderlo al negozio. Al tuo consorte, marito o moglie che sia, fareste una scenata se facesse sempre così, ma con il tuo amico non puoi litigare. A volte, quando sei al cinema o a teatro, ti chiede di stare con lui in piedi all’ingresso, anche se perderai delle scene importanti. In qualunque momento lui ti chiami, tu devi andare.


Al tuo amico non piace neanche il tuo modo di vestire; ma, invece di dirti in maniera educata che non hai gusto, fa dei piccoli buchi nei tuoi vestiti bruciacchiandoli, così che ti venga voglia di gettarli via. A volte non gli piace il tuo arredamento, altre ancora diventa veramente cattivo e decide che è tutta la casa a dovere essere cambiata. 
Diventa caro da sopportare, non solo per i suoi attacchi alle tue proprietà ma anche perché devi pagarlo per tenerlo con te. Ti costerà migliaia di euro nel corso della vita, e puoi stare sicuro che non ti restituirà mai un centesimo.


Qualche volta durante le scampagnate guardi gli altri che fanno un po’ di attività fisica e sembrano divertirsi un mondo a farlo. Ma il tuo amico non te ne dà il permesso: non crede nell’attività fisica. Secondo lui, sei troppo vecchio per quel genere di divertimento. Così si siede sul tuo petto e ti rende difficile respirare, tanto da farti passare la voglia di andare a giocare con gli altri.


Il tuo amico non crede all’importanza di stare bene. Prova ribrezzo al pensiero che tu viva una vita lunga e produttiva. Così, appena può, ti fa stare male; ti aiuta a prendere raffreddori e influenze. Non solo facendoti uscire al freddo e al gelo per andarlo a prendere al negozio: è più creativo: porta sempre con sé migliaia di veleni e continua a soffiarteli in faccia. Quando ne inali qualcuno, questi ti distruggono le ciglia all’interno dei tuoi polmoni: quelle stesse che ti avrebbero aiutato a prevenire le malattie.


Ma raffreddori e influenza sono giochi da ragazzi. A lui piacciono di più le malattie che ti fanno male lentamente, come l’enfisema. Questa malattia gli piace moltissimo: appena te l’ha fatta prendere dovrai fare a meno di tutti gli altri tuoi amici, della famiglia, dei tuoi obiettivi professionali, delle tua attività, di tutto insomma. Te ne starai seduto a casa a carezzarlo, a dirgli che grande amico lui sia per te mentre stai disperatamente annaspando per un po’ d’aria. 


Alla fine il tuo amico si stufa di te e non vuole più la tua compagnia; ma, anziché semplicemente separare i vostri cammini, decide di ucciderti. È in possesso di un sorprendente arsenale e – in realtà – stava progettando la tua morte sin dal giorno in cui vi siete incontrati. Ha raccolto tutti gli assassini del mondo e si è assicurato che tu incontrassi uno di loro. Ha lavorato contro il tuo cuore e i tuoi polmoni. Ha intasato le arterie e, nel caso tu fossi stato troppo forte per morire di questo, ti ha esposto costantemente ad agenti cancerogeni. Sapeva che prima o poi ce l’avrebbe fatta.


Questa è la storia del tuo amico, anzi della tua amica sigaretta. Nessun vero amico ti farebbe questo. Le sigarette sono il nemico peggiore che tu abbia mai avuto. Sono costose, danno dipendenza, sono socialmente inaccettabili e mortali. 
Pensa a tutto questo e NON FARE PIÙ NEMMENO UN TIRO!




Vi ricordo che potete trovare altri articoli di Joel Spitzer sul sito whyquit.com (in inglese) o nel sito del NG "Smettere di fumare" 

Siamo tutti gran signori, ma...


Vorrei affrontare un argomento mai trattato in questo blog: l'aspetto economico del fumo.


Con gli aumenti recenti, il mio vizio sarebbe costato almeno € 4,50 al giorno, vale a dire € 31,50 alla settimana, € 135 al mese, quasi € 1.650 all'anno. 
Un mio amico mi ha raccontato che fra lui e la moglie spendono oltre € 300 al mese per le sigarette. Rinunziare al fumo per loro significherebbe risparmiare una cifra pari a una gran bella vacanza per tutta la famiglia (loro due e i due figli).
Non vorrei sembrare tragico, ma di questi tempi non vi sembra anche questa una ragione per smettere?


In realtà i costi del fumo non sono solo questi: ve ne cito qualcuno:
  • vestiti: dobbiamo lavarli più spesso per l'odore di fumo e spesso li bruciacchiamo con le sigarette
  • automobile: anche qui bruciature varie e l'odore stagnante nell'abitacolo deprezzano il nostro veicolo quando è ora di rivenderlo
  • casa: tende, divani, lenzuola, tovaglie... Qualcuno vuole aggiungere altri oggetti in casa che abbiamo rovinato con cenere o brace?
Esistono poi dei costi indiretti, alcuni dei quali difficili da quantificare:
  • relazioni sociali
  • lavoro
  • studio
  • salute
Più scientificamente, vi propongo per concludere la classificazione dei costi del fumo secondo il nostro ISS (Istituto Superiore della Sanità - www.iss.it) 


  • COSTI TANGIBILI
    • SANITARI
      • Medicina generale
      • Attività di prevenzione
      • Prescrizione di Farmaci
      • Ricoveri e prestazioni ospedalieri
      • Prestazioni sanitarie per riabilitazione
    • ECONOMICI 
      • Perdita di produttività conseguente a morte prematura o malattia legata al fumo
      • Ridotta produttività (assenza per malattia)
      • Perdita di lavoro per malattia legata al fumo
      • Sovvenzioni/assistenza pensionistica
      • Incendi e incidenti
      • Distruzione della proprietà (pubblica/privata)
      • Inquinamento e smaltimento
  • COSTI INTANGIBILI
    • PERDITA DELLA VITA
      • riferita ai fumatori
      • riferita ai fumatori passivi
    • DOLORE e SOFFERENZE
      • riferita ai fumatori
      • riferita ai fumatori passivi

Joel Spitzer, un guru americano autore di un libro da oltre un milione di copie (tutte scaricate gratis da Internet) ha scritto un bell'articolo sull'argomento. Ve lo propongo nel prossimo post nella mia traduzione. 
Ricordo che - ai tempi - mi impressionò moltissimo. Spero sia così anche per voi.

giovedì 7 gennaio 2010

Anno nuovo, vita nuova

Come già saprete (vedi l'ultimo post), io ho smesso di fumare l'anno scorso a Capodanno. 
Non mi è stato difficile poiché, pur fra banchetti e feste varie del periodo, ero praticamente il solo fumatore. Questa circostanza indubbiamente mi ha aiutato... 

Per chi di voi invece frequenta abitualmente dei viziosi tabagisti (scusate l'ironica definizione), potrebbe essere una buona idea smettere a partire da lunedì prossimo, 11 gennaio. Sono passate le feste, sono finite le vacanze, dobbiamo rimetterci un po' in regola con la nostra vita normale (cibo e bevande, magari s'è un po' ecceduto). Perché non aggiungere anche le sigarette? 
Come dite? Perché avere un altro motivo di stress oltre a tutti gli altri legati alla ripartenza? Ma perché in questo caso daremo al nostro disagio un nome e cognome ("Eh, sì, sto smettendo di fumare, per quello sono nervoso/a, depresso/a, etc.") ma anche un grande obiettivo! Altrimenti, che gusto ci sarebbe a lamentarsi?
Andiamo in ufficio, torniamo a scuola quasi sempre con delle nuove abitudini dopo un periodo di vacanza... Aggiungiamone un'altra, senz'altro a nostro vantaggio... 


Buon rientro!


Mi piace molto l'immagine di oggi, anch'essa tratta da una pubblicità progresso straniera. La scritta evidenzia il miglioramento del senso del gusto quando si smette di fumare e recita: "È più buona del 31%", riferendosi al sapore della mela. 
Qui trovate un sacco d'immagini sull'argomento:  http://www.theartofquitting.com/

venerdì 1 gennaio 2010

Un anno!




Smettere si può, anzi... si deve!
Mai più nemmeno un tiro!


Buon 2010 a tutti.


SMET-tito-RE per Andrea 
Ultima sigaretta.......... Thu Jan 01 2009 02:15:00 
TEMPO TRASCORSO............1y 0m 0d 0h 2m 18s 
Sigarette non fumate.......7300.0321 
Soldi risparmiati..........€ 1533 
Vita recuperata (giorni)...25.3473  
Oggi è.....................Fri Jan 01 2010 02:17:18





Sono ancora qui, felicemente non fumatore ormai da 8 anni, 4 mesi e 17 giorni.

Qualcuno mi ha scritto chiedendomi che fine avessi fatto e la cosa mi è garbata parecchio, lo confesso. Sono ancora qui, felicemente non f...