venerdì 8 gennaio 2010

La mia amica sigaretta




Uno dei migliori articoli - a mio giudizio - di Joel Spitzer, tratto dal suo libro "Why Quit?"




Come ti sentiresti ad avere un amico che deve venire per forza con te dappertutto? E che non soltanto ti tallona tutto il tempo ma, siccome è offensivo e volgare, anche tu diventi malvisto quando sei con lui. Ha un odore particolare che ti si appiccica addosso ovunque vai. Gli altri pensano che puzziate entrambi.


Ti controlla totalmente. Quando ti chiede di saltare, salti. Capita a volte che nel bel mezzo di una tormenta di neve o di una tempesta voglia che tu vada a prenderlo al negozio. Al tuo consorte, marito o moglie che sia, fareste una scenata se facesse sempre così, ma con il tuo amico non puoi litigare. A volte, quando sei al cinema o a teatro, ti chiede di stare con lui in piedi all’ingresso, anche se perderai delle scene importanti. In qualunque momento lui ti chiami, tu devi andare.


Al tuo amico non piace neanche il tuo modo di vestire; ma, invece di dirti in maniera educata che non hai gusto, fa dei piccoli buchi nei tuoi vestiti bruciacchiandoli, così che ti venga voglia di gettarli via. A volte non gli piace il tuo arredamento, altre ancora diventa veramente cattivo e decide che è tutta la casa a dovere essere cambiata. 
Diventa caro da sopportare, non solo per i suoi attacchi alle tue proprietà ma anche perché devi pagarlo per tenerlo con te. Ti costerà migliaia di euro nel corso della vita, e puoi stare sicuro che non ti restituirà mai un centesimo.


Qualche volta durante le scampagnate guardi gli altri che fanno un po’ di attività fisica e sembrano divertirsi un mondo a farlo. Ma il tuo amico non te ne dà il permesso: non crede nell’attività fisica. Secondo lui, sei troppo vecchio per quel genere di divertimento. Così si siede sul tuo petto e ti rende difficile respirare, tanto da farti passare la voglia di andare a giocare con gli altri.


Il tuo amico non crede all’importanza di stare bene. Prova ribrezzo al pensiero che tu viva una vita lunga e produttiva. Così, appena può, ti fa stare male; ti aiuta a prendere raffreddori e influenze. Non solo facendoti uscire al freddo e al gelo per andarlo a prendere al negozio: è più creativo: porta sempre con sé migliaia di veleni e continua a soffiarteli in faccia. Quando ne inali qualcuno, questi ti distruggono le ciglia all’interno dei tuoi polmoni: quelle stesse che ti avrebbero aiutato a prevenire le malattie.


Ma raffreddori e influenza sono giochi da ragazzi. A lui piacciono di più le malattie che ti fanno male lentamente, come l’enfisema. Questa malattia gli piace moltissimo: appena te l’ha fatta prendere dovrai fare a meno di tutti gli altri tuoi amici, della famiglia, dei tuoi obiettivi professionali, delle tua attività, di tutto insomma. Te ne starai seduto a casa a carezzarlo, a dirgli che grande amico lui sia per te mentre stai disperatamente annaspando per un po’ d’aria. 


Alla fine il tuo amico si stufa di te e non vuole più la tua compagnia; ma, anziché semplicemente separare i vostri cammini, decide di ucciderti. È in possesso di un sorprendente arsenale e – in realtà – stava progettando la tua morte sin dal giorno in cui vi siete incontrati. Ha raccolto tutti gli assassini del mondo e si è assicurato che tu incontrassi uno di loro. Ha lavorato contro il tuo cuore e i tuoi polmoni. Ha intasato le arterie e, nel caso tu fossi stato troppo forte per morire di questo, ti ha esposto costantemente ad agenti cancerogeni. Sapeva che prima o poi ce l’avrebbe fatta.


Questa è la storia del tuo amico, anzi della tua amica sigaretta. Nessun vero amico ti farebbe questo. Le sigarette sono il nemico peggiore che tu abbia mai avuto. Sono costose, danno dipendenza, sono socialmente inaccettabili e mortali. 
Pensa a tutto questo e NON FARE PIÙ NEMMENO UN TIRO!




Vi ricordo che potete trovare altri articoli di Joel Spitzer sul sito whyquit.com (in inglese) o nel sito del NG "Smettere di fumare" 

1 commento:

Sono ancora qui, felicemente non fumatore ormai da 8 anni, 4 mesi e 17 giorni.

Qualcuno mi ha scritto chiedendomi che fine avessi fatto e la cosa mi è garbata parecchio, lo confesso. Sono ancora qui, felicemente non f...