giovedì 9 settembre 2010

Mi spiace, ma stavolta non sono d'accordo

Ho sempre divulgato, citandoli assai spesso, gli articoli che compaiono sulla versione online del Corriere della Sera, sezione Salute, dedicati al fumo. Sono generalmente a firma di una ricercatrice della Fondazione Veronesi. Si tratta di articoli molto ben fatti, che citano le ricerche più interessanti del momento dedicate al "nostro" argomento.

Ebbene, stavolta - una volta tanto - non posso essere d'accordo con il contenuto dell'articolo di oggi, dal titolo "L'abitudine alla bionda? Scritta nel DNA", dove si fa riferimento esplicitamente alla particolare predisposizione che alcuni di noi hanno non solo a sviluppare - ahimé - particolari malattie, ma anche a determinati comportamenti, fra i quali (indovinate?) ci sarebbe anche il fumo: "Colpa della mutazione di un gene, il CHRNA5, che se alterato aumenta pure il rischio di ammalarsi di cancro."


Ho letto l'abstract della ricerca citata dalla giornalista: non vi ho trovato queste conclusioni: forse stanno nell'articolo completo, che non ho consultato. Mi sembra si dica soltanto che il gene in questione sia collegabile alla dipendenza da nicotina (la accentui) e non che la sua presenza faccia scattare detta dipendenza tout-court.

In ogni caso mi preme sottolineare una questione: posso accettare che nel nostro patrimonio genetico sia scritta parte del nostro futuro, in particolare per quanto riguarda la predisposizione del nostro organismo a reagire o interagire con determinate sostanze. Per cui saremmo, nel caso specifico, più o meno esposti a sviluppare una dipendenza maggiore o minore dalla nicotina, per quanto questo possa valere, si badi bene. Non posso invece concepire come nel nostro genoma possa essere "mappato" anche un comportamento. Proviamo a pensare alle conseguenze di questa concezione per il nostro sistema giuridico.

In buona sostanza, conservo immutata (ci mancherebbe altro!) la stima nei confronti della Fondazione e dell'articolista: sommessamente faccio notare che un simile titolo "ad effetto" mi sembra infondato - da un lato - e assai pericoloso dall'altro. Ma si sa... "Tantoque bonus dormitat Homerus"...


Per chi volesse approfondire la questione, ecco il link all'articolo del Corriere e alla ricerca ivi citata.
Se l'argomento della genetica comportamentale (Behavioral genetics) vi interessa, potete dare uno sguardo qui.

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